Giorgio Fuà - Vol 238

di Aa. Vv.

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    Descrizione:

    In 8°, 232 pp., ill. b/n

    Indice:
    Fuà e la scuola di economia
    La funzione sociale dell'economista nel pensiero di Giorgio Fuà
    Un grande costruttore dello sviluppo
    Fuà and economic growth: the SSRC study
    I paesi del sud Europa: verso un nuovo modello di sviluppo?
    Le dimensioni territoriali dello sviluppo
    Troppe tasse sui redditi
    Giorgio Fuà e la programmazione
    Imprenditorialità e capitale sociale: il tema dello sviluppo locale
    The memory response of a market: the case of the September 11, 2001 terrorist attack
    Giorgio Fuà e il suo metodo scientifico di economista
    Lo aveva già detto Fuà
    Insegnare e fare ricerca con Giorgio Fuà: una testi-monianza
    Dal NEC di Fuà alle medie imprese
    Fattore organizzativo-imprenditoriale,performance dell'impresa e competitività
    Il fattore imprenditoriale come motore dello sviluppo economico



    Introduzione
    L'obiettivo principale del nostro contributo è quello di spiegare come Giorgio Fuà sia riuscito a fondare una Scuola di economia che si è affermata come centro di eccellenza sia nella formazione universitaria e post-universitaria sia nella ricerca, già dal primo decennio di attività, gli anni Sessanta, e oltretutto in una città, Ancona, senza tradizioni universitarie.
    Queste riflessioni assumono una duplice valenza.
    In primo luogo, la valenza di documentazione storica delle idee e delle realizzazioni promosse da Fuà, che sono alla base di un investimento in capitale umano tra i più interessanti in campo economico universitario.
    In secondo luogo, la valenza degli insegnamenti che si possono trarre da questa straordinaria esperienza, che è certamente istruttiva, per le innovazioni che ha introdotto e i fattori di successo che ha saputo valorizzare, ma che è anche difficilmente replicabile per il venir meno di una serie di fattori permissivi e per l'evoluzione istituzionale e ambientale del nostro sistema universitario.
    La chiave interpretativa della nostra ricognizione è incentrata sull'attribuzione a Fuà del ruolo di imprenditore innovativo nella sua attività di caposcuola. Questo riconoscimento si basa sulle doti tipiche dell'imprenditore che egli ha saputo mostrare, in modo coerente e determinato, e che possiamo brevemente riassumere in:
    idee innovative, a volte in controtendenza con l'orientamento contemporaneo e anticipatrici di tendenze future;
    capacità realizzativa e organizzativa a seguito di una riconosciuta lead-ership;
    capacità di selezionare e motivare i collaboratori;
    capacità di adattamento flessibile per conseguire miglioramenti progressivi in base all'esperienza acquisita e ai mutamenti dei contesti di riferimento.
    Con coerenza, nel corso della propria attività accademica e scientifica, che si è protratta per oltre quattro decenni, egli stesso ha messo in atto il modello di «imprenditore civilmente e culturalmente impegnato», al quale nel suo pensiero ha attribuito un ruolo decisivo nello sviluppo economico e sociale:
    «Più precisamente, l'imprenditore-leader che considera propria missione quella di formare, guidare, sviluppare un gruppo di persone facendole sentire partecipi di un'operazione creativa comune della quale essere tutte orgogliose» (1).
    Esattamente ciò che Fuà ha fatto nel corso della sua vita.
    Determinante è stata l'attività operativa che egli aveva svolto, prima del suo arrivo ad Ancona, presso imprese ed enti nazionali e internazionali, a contatto con alcuni grandi leader quali: Ernesto Rossi, Adriano Olivetti, Gunnar Myrdal, Enrico Mattei. Questo periodo, che si era protratto per poco meno di due decenni, è stato «decisivo nel determinare il metodo e gli interessi che caratterizzano il lavoro scientifico e didattico che ho svolto nel periodo successivo» (Fuà 1993).
    A questi punti di riferimento Fuà si è costantemente ispirato e attenuto. In primo luogo, li ha additati ad esempio della importanza fondamentale degli imprenditori per lo sviluppo, una risorsa scarsa (come la realtà odierna del nostro paese purtroppo conferma), verso la quale vanno orientati gli investimenti formativi per «far crescere la legione di coloro che si assumono la responsabilità di organizzare il lavoro proprio e altrui».
    In secondo luogo, si è assunto in proprio la missione e le responsabilità di "imprenditore culturale", come si è autodefinito in sede di bilancio sintetico della propria carriera (Fuà 1993) e, quindi, offrendo direttamente il proprio esempio, con coerenza intellettuale e determinazione operativa.
    Non c'è un documento iniziale specifico al quale si può fare riferimento per la progettazione della Scuola di economia di Fuà ad Ancona. Ma si possono raccogliere in sede consuntiva le idee guida che consentono di ricostruire in un disegno unitario e originale le scelte compiute da Fuà su tre piani interrelati che riguardano la localizzazione della propria attività, il metodo della formazione e della ricerca, i principali temi di ricerca affrontati. Come apparirà evidente, la portata innovativa di questo disegno formativo e scientifico deriva da una impostazione in controtendenza o anticipatrice rispetto agli orientamenti allora dominanti negli studi universitari italiani, almeno in campo economico.
    Oltre a questa parte introduttiva, le successive tre parti del nostro contributo riprendono le tre scelte di fondo su dove (la scelta localizzativa), come (il metodo) e cosa fare (i temi di ricerca), che hanno contraddistinto le idee-progetto e le conseguenti realizzazioni di Fuà e della sua Scuola di economia. Nell'ultima parte, in sede conclusiva, verranno ripresi e messi brevemente a confronto con la realtà attuale gli insegnamenti che dalla straordinaria esperienza del lavoro svolto da Fuà ad Ancona si possono trarre.