L’Orante ...nel tuo nome alzerò le mie mani (Catalogo della mostra Museo di S. Eustorgio, Milano 13 ottobre 2022 - 15 gennaio 2023) - a cura di Elena Maria Menotti e Fabio Eugenio Betti

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  • Prezzo: € 45.00
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    Descrizione:

    F.to 27 x 24,  brossura filorefe, 190 pp. a coll.


    Nel complesso Monumentale di Sant’Eustorgio e più precisamente nei connessi spazi del Cimitero Paleocristiano è conservato un frammento di epigrafe funeraria paleocristiana rinvenuta nel corso degli scavi archeologici unitamente ad un discreto numero di altre iscrizioni spesso recanti graffiti figurati; questa epigrafe raffigura un defunto, forse un soldato o un funzionario della burocrazia imperiale, visto con le braccia allargate e innalzate nell’atteggiamento dell’orante.
    Di lui si è perso il nome e il suo essere anonimo ci è parso renderlo il simbolo di tutti gli esseri umani che si sono rivolti, e che si rivolgono, a Dio. La lettura iconografica del soggetto con le connesse implicazioni culturali e religiose che essa sottende, ha spinto ad affrontare in questa mostra il tema dell’Orante nell’atto di alzare le mani verso il cielo così come è presente nell’iconografia paleocristiana e ancora oggi, in continuità durante i millenni, nel gesto dei fedeli al momento della recita del “Padre Nostro”.
    Si è pensato di trattare questo argomento non solo esaminandolo da un punto di vista storico e archeologico ma anche indagandolo nel significato profondo del rapporto del devoto con Dio. Così si è deciso di affrontare non solo la realtà del gesto cristiano nella contemporaneità dell’Orante di Sant’Eustorgio ma anche di prendere in esame questo tema nel suo aspetto di tensione verso il divino presente fin dagli albori dell’umanità.
    Tema che questa mostra non vuole e non può affrontare in modo esaustivo ma che tuttavia ci si augura possa suscitare l’interesse del visitatore e forse anche spingerlo ad approfondire l’argomento.
    Questo sarebbe il premio più grande per la fatica del numeroso gruppo di studiosi che ha partecipato con vivo entusiasmo e in modo corale all’elaborazione del progetto
    La mostra è presentata negli spazi del Complesso Monumentale della Basilica pertinenti al Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari, dove dialoga con gli spazi del Cimitero Paleocristiano, della sacrestia Monumentale, della Cappella Portinari e delle due Cappelle Solariane, nonché dell’abside antica e della sala adiacente, ed è completata nel ricco settore dedicato a Sant’Ambrogio del Museo Diocesano Carlo Maria Martini.
    Si articola in sei sezioni relative a sei differenti aspetti:
    Milano paleocristiana e tardoantica: la realtà in cui è vissuto l’orante di Sant’Eustorgio, qui il visitatore viene introdotto alla Milano paleocristiana e tardoantica, sia attraverso l’aspetto archeologico sia quello culturale.
    La raffigurazione dell’Orante nei primi secoli del Cristianesimo, è la parte più prettamente dedicata alla figura dell’orante in ambito paleocristiano. La presentazione di questa figura avviene mediante le raffigurazioni conservate sia nelle epigrafi funerarie, che nelle scene dipinte presenti nelle catacombe.
    Particolare attenzione è stata posta nei confronti delle Catacombe di San Gennaro a Napoli, meno note delle più famose catacombe romane
    Il gesto dell’orante che alza le mani in atteggiamento di preghiera nelle culture pre-cristiane.
    È questa una parte particolarmente complessa dato che, contrariamente alle altre sezioni, qui il gesto non è attribuibile alla figura cristiana dell’orante ma ci si trova di fronte a manifestazioni di preghiera di culture precristiane, in taluni casi contemporanee al re Davide, dal cui Salmo 63 è tratto il versetto “Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani” che costituisce assieme all’epigrafe funeraria di Sant’Eustorgio lo spunto della mostra. Si è dovuta operare una scelta, investigando solo alcune realtà presenti nella penisola italiana, nel bacino del Mediterraneo e nel Vicino Oriente, dalla preistoria e più precisamente dal Neolitico fino all’età romana. Sono analizzati e presentati sotto diversi aspetti mani tese verso la divinità e talvolta si è scelto di presentare aspetti diversi del gesto, come nel caso degli Etruschi che conoscevano benissimo l’orante a braccia protese ma dove si è data la preferenza all’orante a mani rivolte verso il basso durante la preghiera alle divinità ctonie per mostrare vari aspetti della tensione verso la divinità.
    L’orante di Sant’Eustorgio, è il cuore della mostra dedicato al frammento di epigrafe rinvenuto in Sant’Eustorgio durante gli scavi e oggi simbolo del Museo; presenta per la prima volta insieme, oltre a questa, le altre epigrafi note di oranti presenti a Milano: un secondo orante sempre proveniente da Sant’ Eustorgio, i due oranti da San Calimero, l’orante presente nel portico di Ansperto in Sant’Ambrogio e quello rinvenuto in via Olmetto e conservato presso il Civico Museo Archeologico.
    La figura dell’orante a Palmira, con questo titolo è presentata la parte dedicata a questa importante città carovaniera siriana e alla particolarità delle raffigurazioni di oranti presenti sugli altari del “dio senza nome”, tarda divinità nel pantheon palmireno, oranti che hanno la particolarità di essere così simili agli oranti paleocristiani
    Il gesto dell’orante nel mondo contemporaneo, è la parte conclusiva della mostra ed è rivolta alla realtà del mondo contemporaneo, dove il gesto tipico dell’orante, in piedi e con le braccia allargate, documentata nella tradizione ebraica e nella primitiva consuetudine cristiana, ha attraversato l’evoluzione dei riti cristiani giungendo fino a noi durante la celebrazione della Santa Messa.
    Alla contemporaneità appartiene un momento di approfondimento relativo alle Catacombe di San Gennaro a Napoli e all’attività di gestione attiva e innovativa fatta dai ragazzi del Rione Sanità, guidati da padre Antonio Loffredo, con la cooperativa “La Paranza”, che rappresenta un importante esempio di opportunità di inserimento offerta ai giovani che vivono in un ambiente, quale la Napoli dei quartieri spagnoli, dove è presente un forte disagio giovanile.
    La mostra prevista per l’autunno del 2020 ha subito a causa della pandemia un ritardo di due anni che ha portato a una semplificazione dell’allestimento, curato da Camilla Masciadri, ed è concepita come mostra didattica prevalentemente fotografica.
    È affiancata da un ampio e ricco catalogo che la completa; si presenta diviso in due parti di cui la prima, a completamento di quanto presentato nell’esposizione, è composta da testi di approfondimento a cura degli studiosi che hanno collaborato, mentre la seconda, sotto la voce “Percorsi”, consiste nella raccolta delle immagini dei pannelli presenti lungo il percorso dell’esposizione, utili ad affiancare e ripercorrere la visita.
    Il merito della qualità del catalogo va all’editore, Arbor Sapientiae, nella figura di M. Elisa Garcia Barraco e alla sua creatività, pazienza e grande raffinatezza, mentre devo ricordare che nella fatica della curatela ho avuto come prezioso e indispensabile compagno Fabio Eugenio Betti, alla cui acribia tanto deve questo libro.
    Molte sono le persone che mi corre l’obbligo di ringraziare, oltre agli amici e colleghi che hanno dato il loro fondamentale contributo scientifico. Prima di tutto don Giorgio Riva, parroco di Sant’Eustorgio al momento della genesi dell’opera, che ha accolto l’idea e l’ha portata avanti e don Luca Camisana, che gli è succeduto quale parroco, che con grande interesse e partecipazione ha voluto portarla a termine.
    Un ringraziamento a Cristina Sironi che proponendomi di pensare a una mostra relativa alle epigrafi del Cimitero Paleocristiano ha dato il via a tutto, condividendo l’idea che il fulcro dovesse essere l’orante, simbolo del Museo, e assieme a lei Luciano Formica che ha sempre in questi anni supportato il lavoro in corso. Un ringraziamento anche a Nadia Righi e Cinzia Picozzi per la fruttuosa collaborazione del Museo Diocesano Carlo Maria Martini.
    Devo poi rivolgere un particolare ringraziamento ai Volontari del Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari: senza di loro, e senza la loro gentile accoglienza, non sarebbe possibile godere della visita all’esposizione.
    Durante il lungo percorso della preparazione di questa mostra abbiamo perso due cari colleghi ed amici, Maria Teresa Grassi e Fabrizio Bisconti.
    Di Fabrizio Bisconti, che purtroppo non ha potuto vedere completato il frutto della sua fatica, restano i testi in mostra e il prezioso contributo al catalogo.
    Maria Teresa Grassi è venuta a mancare quando si iniziava a ragionare sui temi della mostra, ma la parte dedicata a Palmira esiste solo perché lei, unica italiana ad aver diretto uno scavo a Palmira con un’equipe dell’Università degli Studi di Milano, quando iniziavo a raccogliere le idee mi parlò degli altari dedicati al dio senza nome, generalmente privi di figure, ma che a volte mostravano uno o più oranti nel gesto così simile a quello dell’orante di Sant’Eustorgio, e dal nostro dialogo ha preso vita questo tema in mostra, mostra che sento idealmente dedicata a lei che ci ha lasciato troppo presto.