L’ANFITEATRO DI TUSCOLO

30 giugno 2026 - ore 10,52
  • lanfiteatro_di_tuscolo.jpgCHIAMATA ALLE ARTI PER L’ANFITEATRO DI TUSCOLO
    Giovedì 2 luglio, ore 11,30



    Giovedì 2 luglio la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini con la Escuela Española de
    Historia y Arqueología en Roma CSIC presentano a istituzioni e addetti ai lavori il lavoro di ricerca
    svolto nei mesi scorsi dall’Ente spagnolo presso l’Anfiteatro di Tusculum tra i più importanti
    monumenti del sito archeologico, fino ad oggi scarsamente indagato.

    L’EEHAR-CSIS che da più di trent’anni porta avanti un progetto di ricerca archeologica sul sito
    dell’antica Tusculum, ha dedicato la campagna di scavo 2026 alla ripresa dello studio dell’Anfiteatro
    con attività di pulizia e rilievo delle strutture ancora oggi visibili, primo passo per uno studio
    approfondito del monumento.

    “La ripresa degli studi sull’Anfiteatro rappresenta un passaggio necessario per approfondire la
    conoscenza di uno degli edifici più significativi e paesaggisticamente più belli di Tusculum” dichiara
    Antonio Pizzo, Direttore della EEHAR-CSIC. “Il recupero, la valorizzazione e soprattutto la tutela di
    questo straordinario bene archeologico sono obiettivi imprescindibili per garantirne la conservazione
    e l’inserimento fra i monumenti da restituire alla collettività”.

    La Comunità Montana anche quest’anno ha sostenuto le attività dell’Ente spagnolo attraverso uno
    stanziamento economico con il quale sono stati realizzati parte degli interventi di bonifica dalla
    vegetazione infestante. Per una piena valorizzazione dell’Anfiteatro si renderà tuttavia necessario
    prevedere futuri ed ulteriori interventi di bonifica e di sistemazione dell’area, che possano consentire
    sia l’ultimazione delle ricerche che una fruizione pubblica. Per questo, la Comunità Montana ha
    deciso di attivare una campagna Art Bonus per raccogliere fondi destinati alla manutenzione,
    restauro e messa in sicurezza delle strutture archeologiche.
    “L’Art Bonus è un importante strumento che consente a tutti i cittadini che, per senso civico o cultura
    d’impresa hanno voglia di sostenere il patrimonio culturale, di partecipare concretamente alla
    realizzazione di un progetto” dichiara il commissario Avv. Marco de Carolis. “I mecenati che
    accoglieranno l’invito, ci aiuteranno a veder realizzato il sogno di aprire al pubblico questo
    straordinaria testimonianza dell’antica Tusculum”.

    Sabato 4 luglio l’Anfiteatro sarà eccezionalmente aperto al pubblico con due visite guidate alle ore
    11 e alle ore 12 a cura della dott.ssa Rosy Bianco, ricercatrice della EEHAR CSIC. I visitatori avranno
    così modo di vedere le strutture liberate dalla vegetazione infestante e conoscere le ultime novità
    sugli studi in corso.


    Le visite guidate sono gratuite, con obbligo di prenotazione a prenotazioni@tuscolo.org
    Si raccomanda un abbigliamento consono a percorsi in terra.

    Cos’è l’ART BONUS?
    Art Bonus è un’agevolazione fiscale varata dallo Stato italiano della quale può usufruire chiunque
    effettui donazioni a sostegno del patrimonio culturale pubblico. Il credito d’imposta del 65% è
    riconosciuto indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica del donatore: persone
    fisiche, titolari di reddito d’impresa, enti non commerciali.

    L’anfiteatro di Tusculum costituisce uno dei principali edifici per spettacoli della città. La prima
    rappresentazione del monumento si deve ad Antonio da Sangallo il Giovane che ne disegnò alcuni
    particolari. Agli inizi dell’Ottocento si datano i primi scavi che portarono alla luce parte delle strutture
    dell’edificio e resero possibile rilevarne la pianta. Questa stagione iniziale di studi vede come
    protagonisti A. Uggeri (1800-1828), A. Angelini, C. Fea (1828) e soprattutto L. Canina (1841, 1858).
    Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo altri studiosi si approcciarono allo studio del monumento, fra
    essi si possono citare l’architetto T. Garnier (1908), al quale si deve una nuova planimetria e due
    sezioni, G. Grossi Gondi (1908) e Th. Ashby (1910). Il più recente studio architettonico del
    monumento si deve a L. Quilici e S. Quilici Gigli (1997). Attraverso un nuovo rilievo diretto delle
    strutture superstiti, i due studiosi dimostrarono che molte delle ricostruzioni tradizionali
    necessitavano di una revisione sostanziale.
    Situato al di fuori dell’abitato antico, l’anfiteatro di Tusculum fu realizzato sfruttando una valle
    naturale posta sul fianco del colle. L’adattamento alla topografia dell’area consentì di utilizzare il
    terreno come sostegno parziale dell’edificio. Tale caratteristica permette di attribuire il monumento
    alla categoria degli anfiteatri a struttura mista, nei quali le pendenze naturali del terreno si integrano
    con opere di sostruzione artificiali destinate a completare la strutturamonumentale.
    L’edificio (72,5x55 m circa) disponeva di due accessi assiali posti alle estremità dell’asse maggiore e di
    una rete di scale e corridoi che consentiva la distribuzione del pubblico e del personale di servizio. La
    cavea era separata dall’arena (53x34 m circa) da un alto podio, dietro il quale correva un corridoio
    anulare di servizio. Al di sotto dell’arena era presente almeno una galleria destinata alle esigenze
    tecniche degli spettacoli. Le strutture visibili sono realizzate attraverso l’impiego di diverse tecniche
    edilizie. Il podio, le scale e alcuni elementi monumentali erano realizzati in opera quadrata di
    peperino, mentre il muro perimetrale esterno e i setti radiali erano costruiti in opus caementicium
    rivestito da paramenti in opus reticulatum con ricorsi laterizi.
    Dal punto di vista cronologico, i dati disponibili permettono di distinguere almeno due fasi principali
    nella vita del monumento. La prima corrisponde alla costruzione dell’anfiteatro, generalmente
    collocata intorno alla metà del II secolo d.C., grazie al rinvenimento di alcuni bolli laterizi (CIL XV,
    622).
    Una seconda fase è rappresentata dagli interventi di restauro e trasformazione, testimoniati, ad
    esempio, dai due contrafforti realizzati a ridosso della facciata nord-orientale del monumento.
    Un ulteriore elemento utile per la definizione della cronologia è costituito da un’iscrizione di età
    severiana, conservata in tre frammenti e rinvenuta nel XIX secolo (CIL XIV, 2606), che doveva
    probabilmente decorare il balteus, il parapetto che separava l’arena dalla cavea. Il testo, sebbene
    lacunoso, potrebbe riferirsi a lavori di restauro o di monumentalizzazione dell’edificio, forse
    accompagnati dall’organizzazione di spettacoli.