GIORGIO GULLINI. Magna Grecia e Sicilia- Mediterraeo in età ellenistico-romana - Babilonia da Seleuco ai Sasanidi - Civiltà mesopotamica - Asia ellenizzata. Vol 234

di Aa. Vv.

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    Descrizione:

    ACL 234
    In 8°, 208 pp., numerose illustrazioni a colori e b/n.
    Indice
    Magna Grecia e Sicilia
    M. Barra Bagnasco - La ripresa degli scavi a Locri Epizefiridagli anni '70 ad oggi
    M.C. Conti - Le ricerche a Selinunte
    Il Mediterraneo in età ellenistico-romana
    E. Panero - Il Parco Archeologico di Cartagine
    R. Parapetti - Il Santuario di Artemide a Jerash, osservazioni topografiche
    F. Filippi - Beirut romana: osservazioni preliminari sull'area del Foro
    La Babilonia da Seleuco ai Sasanidi
    V. Messina - Gli scavi italiani di Seleucia al Tigri. L'edificio degli archivi
    M. Negro Ponzi - Oggetti d'uso e oggetti di lusso nella capita-le dei Sasanidi: i vetri da Veh Ardair-Ctesifonte
    C. Lippolis - La fortezza romana di Kifrin.
    La civiltà mesopotamica
    A. Invernizzi - I rilievi di Sennacherib a Ninive
    B. L'Asia ellenizzata
    C. Lippolis - Ricerche a Nisa Partica: arte e architettura deiprimi Arsacidi

    Antonio Giuliano
    RICORDO DI GIORGIO GULLINI
    Conobbi Giorgio Gullini appena entrato nell'Università, nell'autunno del 1948. Era allora salariato presso la Soprintendenza alle Antichità, nel pomeriggio aiutava il vecchio, caro, dottissimo Giulio Quirino Giglioli che, nei giorni dispari, iniziava le lezioni alle 15,00 e si tratteneva poi all'Università sin verso sera. Giorgio teneva allora le lezioni sulla cosiddetta parte generale, provvedeva al Museo dei Gessi, preparava le nuove diapositive, ordinava il materiale per le esercitazioni, acquistava i nuovi libri che, rari, apparivano dopo la parentesi della guerra. Ben presto mi incaricò di preparare le diapositive che sarebbero servite al Giglioli per la lezione, di riordinarle a lezione finita per Musei, per generi e per cronologia. Fu per me un insegnamento straordinario che mi accompagnò per il resto della carriera scientifica.
    Ai libri, al loro riordino, pensava Domenico Faccenna, anche lui salariato presso la Soprintendenza. E ricordo Oreste Iannucelli, custode dell'Istituto sin dai tempi di Emanuele Loewy, o Gigi Mercatali che spesso veniva nel Museo per i nuovi calchi, o il vecchissimo Mecco che si affacciava ogni tanto per chiedere qualche fotografia per poter eseguire sculture e che tutto sapeva dei restauri di Giulio Emanuele Rizzo. Bisognava allora tuffarsi nell'archivio fotografico per trovare qualche cosa che gli fosse utile, ma prima sottoporre il materiale alla approvazione di Gullini e poi di Giglioli.
    Spesso si andava a Palestrina, ed era un viaggio lungo per raggiungere la città semidistrutta dai bombardamenti. Giorgio lottava per le aree di rispetto, per definire con Furio Fasolo l'edizione del complesso che appena appariva tra le macerie. Per me si trattava di nuove possibilità di lavoro: riordinare i frammenti dell'antiquario dispersi tra i ruderi del Seminario.
    Per questo divenni archeologo, con la semplicità di un lavoro che mi occupava ormai l'intera giornata. La sera preparavo gli esami.
    All'inizio di autunno, dal 1950, Giorgio mi portava a Locri dove scavavamo sino ai primi freddi o alle prime alluvioni, cercando di evitare i comandi troppo perentori di Gaspare Oliverio.
    Non mancava la gita annuale della Scuola Archeologica, alla quale partecipavo, seppure ancora studente, come quella, straordinaria e che Biagio Pace organizzò per conoscere la Sicilia nel 1950.
    I ricordi si accavallano: quelli dei primi viaggi in Francia ed in Inghilterra e in una Germania distrutta dove andai per consiglio del Curtius sino ad Heidelberg, ancora intatta, ma passando per Monaco dove il Diepolder tentava una prima mostra dei vasi greci e dove conobbi il Langlotz.
    Giglioli mi guidava da lontano, mi consigliava prima della partenza su cosa dovevo vedere: mi raccomandava i musei minori che trovavo ben diversi dalle sue descrizioni, fatte su visite eseguite prima della guerra. Si sorprendeva che ad Hannover il centauro non fosse più nella terza sala, quarta vetrina, terzo palchetto. Al ritorno in Italia voleva sapere, assieme a Giorgio, cosa avevo visto, cosa pensavo di tante cose e mi teneva per ore nel suo studio all'Università o a casa in Passeggiata di Ripetta per domandarmi di un mondo scientifico che solo ormai lo interessava e che era il suo rifugio nella amarezza degli anni del dopoguerra. Ma questa sua amarezza si stemperava, in me, con l'entusiasmo vivo di Giorgio tutto proteso verso il domani.
    Preparai la tesi studiando su poche, cattive, fotografie fatte da me sui ritratti romani dell'allora Museo Lateranense. La bontà di Giglioli e l'amicizia di Gullini vollero che i negativi fossero stampati da Massimo Tonelli che mi rimproverava per le esposizioni sempre sbagliate.
    Giglioli su consiglio di Giorgio mi mandò dal Nogara, nei Musei Vaticani, per schedare gli inediti del Magazzino delle Corazze.
    Andai poi in Grecia, nel 1955, appena vinto il concorso di assistente. Al ritorno trovai Bianchi Bandinelli, che con Giglioli si era laureato primo di una lunga serie di studiosi e che volle abbracciare il suo antico Maestro in una breve cerimonia nella Sala Castellani dei Musei Capitolini.
    Giglioli si spense poco dopo e la sua scomparsa segnò la fine di un mondo, per molti di noi.
    Gullini, vinto il concorso andò a Torino, ma prima della partenza, con lui e con Bianchi Bandinelli andammo in Libia: con Beschi e Lucia Guerrini.
    Per questo il ricordo di Giorgio torna sempre nella memoria, legato agli anni della giovinezza e forse per questo egli mi appare sempre giovane, pieno di entusiasmo, tutto teso alla ricerca scientifica che è stata la giustificazione della intera sua vita.