QUINTO SULPICIO MASSIMO. Il sepolcro del poeta fanciullo presso la necropoli di Porta Salaria a Roma

di Emiliano Ventura, Maria Elisa Garcia Barraco, Ilaria Soda

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    Descrizione:

    Nuova Edizione - a cura di Emiliano Ventura,  Maria Elisa Garcia Barraco, Ilaria Soda
    con la collaborazione di Luigi De Cristofaro

    Keyword: Sepolcro di Sulpicio Massimo, Quinto Sulpicio Massimo, archeologia di Porta Salaria, archeologia di Piazza Fiume a Roma, iscrizione funebre latina e greca, sepolcro di fanciullo romano

    In 8°, bross. edit., 158 pp., ill.ni in b/n e coll.

    Il monumento funebre di Quinto Sulpicio Massimo viene analizzato nel suo valore storico, archeologico ed epigrafico, ma anche in relazione al contesto di porta Salaria e del tratto della via Salaria nel quale si sviluppò il sepolcreto dal I sec. a. C. fino al I secolo d.C.
    La lunga epigrafe, un unicum per la documentazione epigrafica funeraria romana, è stata trascritta, reinterpretata e tradotta per intero e ancora emoziona la lettura dei versi del poeta fanciullo e gli epigrammi incisi dai genitori in suo ricordo.
    Quinto Sulpicio Massimo fu un enfant prodige dell’antica Roma, appena undicenne, morì per il troppo studiare. Con il suo visino serio e compito è incorniciato in un cippo di marmo in un angolo di Piazza Fiume a Roma e con lo sguardo volto ad un punto lontano, mentre in una mano stringe un volumen, ci racconta la sua storia attraverso la lunghissima epigrafe che riempie il monumento funebre. I genitori lo vollero ricordare così, un piccolo uomo circondato dai versi in greco che lo resero famoso durante il terzo certamen capitolino. Lui, che ancora bambino, in mezzo a una cinquantina di poeti, nel 94 d.C. si difese con onore in una gara per adulti. Il suo componimento non vinse, ma ottenne una corona, una sorta di premio della critica, come apprezzamento da parte dei giudici, stupiti nel vedere tanta competenza in un fanciullo. E quale argomento fu scelto per il certamen? Il mito di Fetonte che vuole guidare il carro del Sole e lo sottrae al padre, il dio Apollo. Sulpicio racconta del severo rimprovero di Giove ad Apollo, accusato di essere stato troppo indulgente con il figlio, ma anche della hybris del giovane, della sua superbia e tracotanza adolescenziale punita con la morte. Ecco che il giovane poeta, lo studente modello, che forse del mito fetonteo apprezzava, più che la rettitudine di Zeus, il gesto ambizioso del suo coetaneo Fetonte, diventa un exemplum di virtù classica. Ma ci piace pensare che quel visetto sia ancora a cercare con gli occhi un carro proibito su cui balzare…
    Al mito di Fetonte è qui dedicata una sezione filologica che ne analizza la diffusione, la conoscenza e l’utilizzo in epoca classica. Si tratta di uno studio dettagliato sulle versioni del racconto di origine greca arrivato a Roma attraverso la tradizione ellenistica. In epoca imperiale erano presenti due differenti varianti del mito fetonteo: una, quella più utilizzata per l’insegnamento, di origine euripidea dove la tematica del rimprovero di Giove ad Apollo era molto sentita, l’altra, anteriore, di rielaborazione ovidiana, più raffinata ma totalmente incentrata sulla vicenda di Fetonte.