Ricordo di Sebastiano Tusa, cultore della civiltà mediterranea

14 Marzo 2019 - ore 16,35
  • ricordo_di_sebastiano_tusa_cultore_della_civilt_mediterranea.jpgSebastiano Tusa, archeologo, primo Sovrintendente del Mare della Regione Sicilia (struttura che aveva creato con slancio e dedizione massima), docente di Archeologia Subacquea presso l’Università di Marburg (Germaniae di Paleontologia presso la prestigiosa Scuola Suor Orsola Benincasa di Napoli ci ha lasciato, nel modo più imprevedibile e tragico. Il terribile disastro aereo, avvenuto in Etiopia, “una strage della solidarietà” come ha commentato a caldo il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi, lo ha strappato ai suoi familiari insieme a un pezzo dell’Italia bella, quella capace di lavorare per gli altri con generosità. Otto italiani hanno perso la vita, un mosaico di umanità che brillerà per sempre di luce autentica. Tusa era un tassello di valore di questo mosaico, studioso vero, intellettuale militante, generoso, non scindeva mai il patrimonio vastissimo delle sue conoscenze dalla necessità di metterle a frutto per dare un messaggio di civiltà in un’epoca spesso superficiale, sorda, imbarbarita dall’ignoranza. Instancabile nella sua attività di ricercatore, amava stare sul campo. Ha partecipato e diretto campagne di scavi in Italia da Mozia a Pantelleria, eccezionale “crocevia dei mercanti dell’antichità”, Iraq, Pakistan Turchia; il suo nome era, in particolare, legato al ritrovamento del Satiro di Mazara. una delle statue più belle del Mediterraneo. Terre emerse e fondali, nessuna cesura esisteva per un ricercatore a tutto tondo che con rigore era stato capace di entrare nella vita quotidiana di antichi popoli, luoghi, città, per ricostruire il percorso di sviluppo della storia globale, in tutte le sfaccettature, implicazioni e dinamiche. Ricordo l’ultima intervista realizzata a Roma in cui abbiamo parlato della nostra Mistretta, che aveva dato i natali al padre Vincenzo, anche lui grande archeologo e Accademico dei Lincei, insignito del Premio “Maria Messina” alla carriera. Le due figure avevano in comune la gentilezza dei modi e la genialità del tratto, una genialità che non facevano mai pesare, aiutando l’interlocutore ad esprimersi con maggiore compiutezza. Ci piace ricordare Sebastiano Tusa come cultore della civiltà mediterranea, immersa come diceva lui in un «mare che corrompe poiché impone a chi lo abita lungo l’articolato suo sviluppo costiero, una grande capacità di adattamento alle diverse morfologie esistenti. Ma corrompe anche perché la facilità delle relazioni attraverso il mare che connette e non divide provoca contaminazioni, altrimenti definibili “corruzioni” in senso positivo, ma talvolta anche negativo. Cosa esprime oggi questo mare è difficile condensarlo in poche parole anche perché si tratta spesso di sensazioni soggettive». Esponeva queste argomentazioni con retorica suadente, sempre attento ai particolari, senza essere mai pedante (da www.leurispes.it).


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